Turismo scolastico: versamento “acconto” – L. n. 140 del 28/05/1997

Turismo scolastico: versamento “acconto” – L. n. 140 del 28/05/1997

 

Con riferimento alla segnalazione in merito al mancato versamento da parte degli Istituti scolastici dell’acconto sui viaggi d’istruzione, in applicazione della  Legge n. 140/1997,  informiamo i nostri Associati che l’Ufficio Legale della Fiavet Lazio, intervenendo sull’argomento, ha precisato quanto segue.

L’art. 5 della legge n. 140 del 28.5.1997, prevede che:

“È fatto divieto alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , ed agli enti pubblici economici di concedere, in qualsiasi forma, anticipazioni del prezzo in materia di contratti di appalto di lavori, di forniture e di servizi, con esclusione dei contratti già aggiudicati alla data di entrata in vigore del presente decreto e di quelli riguardanti attività oggetto di cofinanziamento da parte dell’Unione europea. Sono abrogate tutte le disposizioni, anche di carattere speciale, in contrasto con quelle di cui al presente comma. Per l’attuazione dei programmi URBAN cofinanziati dall’Unione europea l’anticipazione sui contratti suddetti non può superare la somma complessiva del 20 per cento del prezzo di aggiudicazione dell’appalto.”

La suddetta norma è effettivamente tuttora vigente ed è indirizzata alle amministrazioni pubbliche, così come definite dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 29 del 3.2.1993 e tra le quali sono ricompresi “(…) gli istituti e scuole di ogni ordine e grado (…)”.

 

La ratio della legge oggetto dell’analisi è il contenimento della spesa pubblica e a tale fine prevede il divieto, in capo alle suddette amministrazioni pubbliche, di anticipazioni del prezzo in materia di contratti di appalto di lavori, forniture e servizi.

 

In riferimento alla recente problematica si ritiene che le somme richieste dall’agenzia viaggi all’istituto scolastico, prima della data di realizzazione del viaggio, siano a titolo di “pagamenti in conto” e non a titolo di “anticipazione”.

 

L’anticipazione del prezzo si ha quando il contratto non è ancora in esecuzione, invece il pagamento in conto è quello effettuato “in ragione dell’opera prestata o della materia fornita”, quindi, quando una delle parti del contratto ha dato inizio all’esecuzione dello stesso.

 

Il pagamento in conto, in base alla suddetta definizione, si applica al caso di specie, giacché l’agenzia di viaggi ha dato inizio all’esecuzione del contratto attraverso l’acquisto di biglietti aerei e/o prenotazioni di strutture alberghiere; quindi, le somme richieste dall’agenzia di viaggi alla scuola sono giustificate dal fatto che la prima ha già sostenuto delle spese per dare esecuzione al contratto ed adempiere agli obblighi presi con la controparte.

 

A supporto di quanto già sostenuto, si può ricorrere all’articolo 133, comma 1 bis, del D.lgs. 163/2006 (codice degli appalti), il quale in riferimento alla materia degli appalti di lavori pubblici, prevede che: Fermi i vigenti divieti di anticipazione del prezzo, il bando di gara può individuare i materiali da costruzione per i quali i contratti, nei limiti delle risorse disponibili e imputabili all’acquisto dei materiali, prevedono le modalità e i tempi di pagamento degli stessi, ferma restando l’applicazione dei prezzi contrattuali ovvero dei prezzi elementari desunti dagli stessi, previa presentazione da parte dell’esecutore di fattura o altro documento comprovanti il loro acquisto nella tipologia e quantità necessarie per l’esecuzione del contratto e la loro destinazione allo specifico contratto (…).

 

L’interpretazione letterale di tale comma pone in evidenza come il legislatore, consentendo il pagamento, prima della consegna dell’opera, delle somme concernenti le spese di acquisto dei materiali di costruzione necessari all’esecuzione del contratto, fa salvi i divieti di anticipazione del prezzo, ritenendo quindi che i pagamenti imputabili alle spese di esecuzione del contratto non sono fatti a titolo di anticipazione del prezzo. A riprova di ciò, nel caso in cui il legislatore, contrariamente a quanto appena detto, avesse voluto accumunare il pagamento per l’acquisto di materiali alle anticipazioni di pagamento, avrebbe, verosimilmente, scelto una formula legislativa diversa, quale: “In deroga ai vigenti divieti di anticipazione del prezzo” e non quella effettivamente utilizzata “Fermi i vigenti divieti di anticipazione del prezzo”.

La mancanza di una norma simile in materia di appalto di servizi è causa di una lacuna legislativa che può però essere colmata, attraverso il ricorso al criterio dell’interpretazione analogica (art. 12 disp. att. al c.c.), applicando ai contratti di appalto di servizi, mutatis mutandis, la disciplina relativa al pagamento delle spese di esecuzione di contratti di appalto di lavori pubblici.

 

Altresì è doveroso rilevare che in materia di vendita di viaggi, vacanze e circuiti turistici “tutto compreso” si applica la disciplina prevista dalla Direttiva CEE n. 314 del 13.6.1990, la quale all’articolo 3, comma II, lettera f), prevede l’obbligo di informazione, da parte del venditore o dell’organizzatore del viaggio, al cliente in riferimento all’importo o le percentuali del prezzo da versare come acconto.

Secondo quanto appena detto si desume che il legislatore comunitario lascia il venditore di viaggi libero di richiedere acconti, purché il cliente sia debitamente informato.

In base al sistema delle fonti giuridiche (artt. 1 e ss. disp. att. al c.c.), quelle comunitarie sono fonti di grado sovraordinato rispetto agli atti con forza di legge; da ciò consegue che in caso di contrasto tra una norma comunitaria e una norma prevista da una legge dell’ordinamento italiano, la prima prevale sulla seconda con conseguente disapplicazione di quest’ultima.

Per quanto suddetto si desume, in ambito di vendita di viaggi ad amministrazioni pubbliche, la disapplicazione di quanto previsto dall’art 5 della legge 140/1997 in forza della direttiva 314/90 CEE e la conseguente possibilità di venditori e organizzatori di viaggi di chiedere acconti agli acquirenti, anche qualora si trattasse di pubbliche amministrazioni.

 

A conclusione di quanto suddetto l’agenzia di viaggi può legittimamente richiedere alla pubblica amministrazione, controparte del rapporto obbligatorio, pagamenti imputabili a spese sostenute dalla stessa in esecuzione del contratto di viaggio, in quanto si tratta di somme versate dalla pubblica amministrazione non a titolo di “anticipazione del prezzo”, ma a titolo di “pagamento in conto”.

Anche qualora si eccepisse il divieto di anticipazione per la pubblica amministrazione ex art 5 legge 140 del 1997, si può sostenere la disapplicazione di tale norma in base al fatto che quanto da questa disciplinato contrasterebbe con la direttiva comunitaria 314/90.

 

L’Ufficio Legale è a disposizione per ulteriori chiarimenti in materia.

 

Cordiali saluti.

 

Fiavet Lazio

La Segreteria

 

Prot. 292/11– News 121 – Dal sito: www.fiavet.lazio.it