Gruppo Tirrenia Navigazione

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A seguito della nostra news n. 88 dell’8 settembre u.s. e in merito alla problematiche sottese al regime di amministrazione straordinaria concernente la Tirrenia, tenuto conto che la finalità del decreto legge del 23 dicembre 2003, n. 347 (c.d. legge Marzano) è espressamente quella di “accelerare la definizione dei relativi procedimenti, assicurando la continuazione ordinata delle attività industriali senza dispersione dell’avviamento, tutelando i creditori e garantendo il regolare svolgimento del mercato (v. premessa), si ritiene che le Agenzie di Viaggio abilitate all’emissione della biglietteria Tirrenia possano allo stato continuare ad esercitare tale attività nei confronti della propria clientela.

Del resto, l’ammissione della Tirrenia al regime di amministrazione straordinaria ha presupposto, oltre al rispetto dei requisiti dimensionali di cui all’art. 1 del decreto legge n. 281 del 29 novembre 2004, la predisposizione di un programma di ristrutturazione economica e finanziaria dell’azienda teso proprio alla prosecuzione delle attività imprenditoriali. Solo a conclusione del biennio previsto per la ristrutturazione (scadente nel 2012) il vettore, ove persistesse lo stato di crisi, verrebbe dichiarato fallito. Chiaramente la sottoposizione alla procedura di amministrazione straordinaria, essendo una circostanza che appalesa una difficoltà (perlomeno momentanea) del vettore, dovrebbe essere portata a conoscenza dell’utenza, onde eliminare ogni dubbio sulla diligenza professionale dell’agente (anche per evitare contestazioni di omessa informativa e “culpa in eligendo”).

Al contempo, le Agenzie di Viaggio che hanno deciso di risolvere il mandato con la Tirrenia avente ad oggetto la vendita della biglietteria, possono chiedere la restituzione del deposito cauzionale versato al momento dell’abilitazione, presentando domanda di insinuazione tardiva secondo la procedura dell’art. 101 della legge fallimentare che recita: “Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, depositate in cancelleria oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di particolare complessità della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, può prorogare quest’ultimo termine fino a diciotto mesi. Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme di cui all’articolo 95. Il giudice delegato fissa per l’esame delle domande tardive un’udienza ogni quattro mesi, salvo che sussistano motivi d’urgenza. Il curatore dà avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell’udienza. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 93 a 99. Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme già distribuite nei limiti di quanto stabilito nell’articolo 112. Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa non imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene sino all’accertamento del diritto. Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile”.

In virtù di tale norma, la domanda tardiva può pertanto presentarsi fino a quando non siano esaurite le ripartizioni dell’attivo fallimentare. 

A tal riguardo si segnala che sul sito www.tirreniadinavigazioneamministrazionestraordinaria.it sono presenti dei format dell’istanza di insinuazione.

 

L’ufficio legale Fiavet è a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

 

                                                                                     Ufficio Legale Fiavet

 

 

Cordiali saluti.

 

Fiavet Lazio

La Segreteria

 

 

Prot. 243/11 – News 99 – dal sito www.fiavet.lazio.it