Indeducibilità dei compensi degli Amministratori delle Società di Capitali

Risposta del Sottosegretario all’Economia sugli effetti dell’ordinanza della Corte di Cassazione del 23 agosto 2010, n. 18702 in materia di indeducibilità dei compensi degli amministratori di società di capitali

 

 

Si informa che il Sottosegretario di Stato all’Economia ed alle Finanze, Onorevole Sonia Viale, ha fornito risposte, in occasione di una specifica interrogazione, presentata il 30 settembre scorso, durante i lavori della VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, alla problematica scaturente dalla recente ordinanza della Corte di Cassazione, in materia di indeducibilità dal reddito d’impresa delle spese per i compensi degli amministratori di società di capitali[1].

 

L’orientamento giurisprudenziale ha destato infatti notevole allarme nelle imprese, poiché ha riconosciuto la deducibilità dei soli compensi erogati agli amministratori delle società di persone, escludendo tale possibilità per le società di capitali, in quanto non sarebbe ravvisabile, ad avviso della Suprema Corte, il requisito dell’assoggettamento al potere direttivo, di controllo e disciplinare della società nei confronti dei suoi amministratori[2].

 

E’ stata riferita, dall’On.le Viale, la risposta preparata dall’Agenzia delle Entrate che rammenta quanto disposto dall’art. 95, comma 5, del TUIR[3]: i compensi spettanti agli amministratori delle società ed enti di cui all’art. 73, c. 1, del TUIR[4] sono deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti; quelli erogati sotto forma di partecipazione agli utili, anche spettanti ai promotori e soci fondatori, sono deducibili anche se non imputati al conto economico.

 

In particolare, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, il riferimento all’esercizio in cui i compensi sono “erogati” impone – in deroga al generale principio di competenza che governa la determinazione dal reddito d’impresa – la deducibilità dei compensi agli amministratori secondo il principio di cassa.

 

La deducibilità del compenso presuppone peraltro la sua inerenza all’attività dell’impresa secondo il principio di cui all’art. 109, c. 5, del TUIR, inerenza che deve essere valutata caso per caso in relazione alla specifica fattispecie considerata.

 

L’interrogazione, e la conseguente risposta a nome del Governo, si è resa necessaria a causa del rischio che l’orientamento giurisprudenziale possa creare disparità di trattamento in materia di deducibilità delle spese societarie e di determinare conseguenze deleterie per le imprese, già colpite da una grave crisi economico – finanziaria.

 

A conclusione dei lavori della Commissione Finanze è stato auspicato che sia meglio chiarito il regime tributario applicabile alle fattispecie indicate nell’atto ispettivo, ad esempio stabilendo parametri atti ad orientare con maggiore precisione l’azione in materia dell’Amministrazione finanziaria. Ciò per evitare che improprie applicazioni analogiche, anche a livello territoriale, dell’indirizzo interpretativo della Suprema Corte determinino un aggravio della pressione fiscale sulle aziende attraverso una generalizzata estensione dei casi di indeducibilità delle spese a fattispecie non espressamente contemplate dal legislatore.  

 

 

 

 

Cordiali saluti.

La Segreteria

 

Prot. 245/10 – news 110



[1] Ordinanza della Sezione Tributaria Civile del 23 agosto 2010, n. 18702.

[2] Circolare FIAVET del 29 settembre 2010, n. 136.

[3] DPR del 22 dicembre 1986, n. 917.

[4] Si tratta dei soggetti all’imposta sul reddito delle società, tra cui le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, etc.