Decreto Dignità – novità fiscali e per il lavoro

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 2 luglio 2018, ha approvato il c.d. “Decreto Dignità”, o più correttamente il “Decreto Legge recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”. Il Decreto, dopo diversi giorni di attesa, è stato infine pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13.07.2018, entrando quindi in vigore dal 14.07.2018 (giorno successivo alla sua pubblicazione in G.U.) come D.L. n. 87 del 12.07.2018.
Il Decreto legge dovrà ora affrontare l’iter parlamentare al fine della sua conversione in legge entro i 60 giorni, pena il decadimento delle norme in esso contenute con effetto ex tunc.
Il decreto interviene non solo con importanti novità sul lavoro ma anche con importanti novità fiscali che possono essere così riepilogate:

 
LAVORO
  • Contratti a tempo determinato
  • Somministrazione di lavoro
  • Indennizzo in caso di licenziamento illegittimo
 
FISCALE
  • Redditometro
  • Spesometro
  • Split payment
  • Società sportive dilettantistiche lucrative (abrogazione)
IMPRESE BENEFICIARIE DI AIUTI DI STATO E AGEVOLAZIONI
  • Stretta sulla delocalizzazione
 
CONTRASTO ALLA LUDOPATIA
  • Divieto di pubblicità di giochi e scommesse
  • Aumento del prelievo erariale unico (PREU)

 
Di seguito si illustrano alcune delle novità introdotte:
NOVITA’ IN MATERIA DI LAVORO

  1. Contratto a tempo di lavoro determinato

Rispetto alla precedente normativa il Decreto stabilisce che:

  1. il rapporto a termine può essere attivato senza alcuna causale per un periodo non superiore a 12 mesi, e non più trentasei;
  2. è possibile rinnovare il contratto a termine, oltre il limite dei 12 mesi, a condizione che si possano giustificare:
    • esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro o sostitutive;
    • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.
  3. il termine ultimo del contratto a termine non potrà superare i 24 mesi (La violazione del termine di 24 mesi comporterà la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato, a partire dalla data del superamento)
  4. viene rivisto anche il numero di proroghe che passano da 5 a 4;
  5. Il decreto concede inoltre ai lavoratori più tempo per contestare la legittimità del contratto. Ci sono 180 giorni di tempo dalla cessazione per impugnare il contratto
  6. vengono introdotti maggiori oneri per le imprese, è previsto infatti, un aumento dell’aliquota contributiva INPS pari allo 0,5% per ciascun rinnovo, che si andrà ad aggiungere a quella già in vigore per i normali rapporti a tempo determinato pari all’1,40% carico azienda destinata al finanziamento della NASPI.

In particolare si precisa :
La causale
Dopo il primo rinnovo (12 mesi) torna l’obbligo di indicare la causale, cioè il motivo per cui si fa ricorso al contratto a tempo determinato, invece che indeterminato.
Le causali valgono anche per i rapporti a tempo tuttora in corso, per quanto riguarda proroghe e rinnovi.
Due le fattispecie ammesse. La prima è legata a “esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria”, (per esempio, l’entrata di nuove commesse). L’altra causale valida fa riferimento a “necessità temporanee e oggettive, estranee all’attività ordinaria o necessità di sostituire altri lavoratori che magari sono in ferie”.
A differenza di quanto previsto nella prima bozza del decreto, non c’è obbligo di causale per i contratti stagionali. Potrebbe invece essere inserito un incentivo per le aziende che trasformano i contratti a tempo determinato in rapporti stabili, ma solo a seguito dei lavori parlamentari (e dell’accesso a risorse aggiuntive).
Forma del contratto
Fatta eccezione per i rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni, l’apposizione del termine del contratto è priva di effetto se non risulta da atto scritto.
Una copia del contratto deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.
L’atto scritto contiene, in caso di rinnovo o di proroga, la specificazione delle esigenze  in base alle quali è stipulato:

  • esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro o sostitutive;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.

In caso di proroga dello stesso rapporto tale indicazione è necessaria solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi.
Entrata in vigore
Le nuove disposizioni trovano applicazione ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all’entrata in vigore del presente decreto nonché ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

  1. Somministrazione di lavoro

Nella somministrazione a termine il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore diventa soggetto alla nuova disciplina sul contratto a termine per quanto compatibile, con esclusione delle disposizioni relative al numero complessivo di contratti a tempo determinato ed il diritto di precedenza.
Quindi, dal 14 luglio 2018 il contratto di somministrazione potrà durare, al massimo, ventiquattro mesi e se superiore ai dodici mesi necessiterà il rispetto delle causali giustificatrici di cui al comma 1, art. 19 del D.Lgs. n. 81/2015 come modificato dal c.d. Decreto Dignità.
Inoltre, anche la somministrazione a termine potrà essere prorogata massimo quattro volte ed il termine di decadenza per impugnare il contratto è fissato in centottanta giorni.

  1. Indennizzo in caso di licenziamento illegittimo

La giusta causa
Nei casi in cui risulta accertato che non siano presenti gli estremi del licenziamento per giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento ma cambia il calcolo delle indennità per i lavoratori. E, anche in questo caso, aumentano i costi per le aziende: l’indennizzo infatti, che con il Jobs Act andava da 4 a 24 mesi, aumenta del 50% e passa da 6 a 36 mesi.
NOVITA’ IN MATERIA FISCALE

  1. Redditometro

L’art. 10 del Decreto Dignità prevede la modifica della disciplina del “redditometro”.
In particolare, viene disposto che la disciplina del redditometro dettata finora dal Decreto MEF 16.09.2015 (che appunto elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva) non avrà più effetto a partire dai controlli ancora da effettuare sull’anno d’imposta 2016 e successivi.
Le regole del decreto MEF 16.09.2015 restano ancora valide per:

  • gli inviti a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e agli altri atti previsti dall’art. 38, comma 7, del D.P.R. n. 600/1973 per gli anni di imposta fino al 31.12.2015;
  • gli atti (anche relativi al periodo d’imposta 2016) già notificati (e non si fa luogo al rimborso delle somme già pagate).
  1. Spesometro 

L’art. 11 del Decreto dignità stabilisce nuove scadenze per all’invio dei dati relativi al 3° trimestre 2018 : dovrà essere effettuato telematicamente all’Agenzia delle entrate entro il 28 febbraio 2019, anziché entro il 2° mese successivo al trimestre (termine che sarebbe caduto il 30 novembre 2018), di fatto facendo in tal modo coincidere il termine con quello dell’invio dei dati del 4° trimestre 2018 e dei dati del 2° semestre 2018 (per coloro che hanno optato per l’invio semestrale).

SPESOMETRO 3° TRIMESTRE 2018
Vecchia scadenza  
NUOVA SCADENZA
 

 

Entro il 30.11.2018  
Entro il 28.02.2019
 

Viene inoltre stabilito (nell’attesa che lo spesometro venga soppresso, come previsto) che l’invio dei dati sarà semestrale (nella normativa precedente l’invio semestrale era per opzione) e dovrà avvenire alle seguenti scadenze:
⇒ entro il 30 settembre per il 1° semestre;
⇒ entro il 28 febbraio dell’anno successivo per il 2° semestre.

  1. Split Payment 

L’art. 12 del Decreto dignità stabilisce che le disposizioni di cui all’art. 17-ter, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, relative alla disciplina del cosiddetto “split payment”, non si applicano più ai compensi per prestazioni di servizi rese alla Pubblica Amministrazione da parte dei professionisti assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto (ex art.25, D.P.R. n. 600/1973)
La novità si applica “alle operazioni per le quali è emessa fattura successivamente alla data di entrata in vigore” del decreto, pertanto la nuova esclusione dalla disciplina dello split payment per i professionisti si applica alle operazioni per le quali è emessa fattura successivamente al 14.07.2018.
Lo studio resta a disposizione per approfondimenti.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Caterina Claudi
Consulente Fiscale Fiavet Lazio
Prot.  91/18 – News 45